La fine della stagione estiva e la ripresa della routine quotidiana si presenta di frequente come un periodo troppo impegnativo e stressante.
Felicemente abituati, durante le vacanze, a non essere più schiavi di orari fissi e ritmi gravosi, ora, di nuovo in città e alle prese con la ripresa del lavoro e la ripartenza della scuola, veniamo colti dalla sgradevole sensazione di essere “fuori fuoco” e privi di equilibrio tra il nostro ruolo sociale, professionale, familiare e la nostra vita interiore.
Lo Yoga dà delle indicazioni precise per ricercare un centro e mantenerlo, partendo dal corpo fisico sino a coinvolger gli aspetti psichici.
Stabilire un punto fisso quando il corpo o la mente sono in disequilibrio è un modo immediato per portare l’attenzione su ciò che si sta facendo e per vivere al meglio il “qui e ora”.
La vera chiave per ristabilire la pace , il benessere e per ritrovare armonia è stare il più costantemente possibile nella piena presenza mentale, nell’attenzione assoluta di ciò che stiamo facendo.
La pratica yogica ci guida in questo percorso di attenzione: quando eseguiamo gli asana l’esercizio deve rivolgersi innanzitutto alla ricerca della stabilità, allineando al meglio le membra e sciogliendo le tensioni. Il corretto allineamento di ossa, muscoli, articolazioni, legamenti, tendini e fibre consente di raggiungere il miglior equilibrio e una buona stabilità. Inoltre, favorisce la circolazione sanguigna e linfatica, crea maggior spazio tra gli organi interni e incrementa il flusso energetico, migliorando salute e benessere.
Nella meditazione invece “ il centro” deve diventare il respiro, fondamentale affinché la presenza mentale sia vigile e nessun tipo di dispersione possa distrarci. Il respiro è il ponte che collega la nostra vita alla coscienza. Ogni qualvolta la mente si perde, il respiro diventerà il mezzo più semplice per riportarla a noi, nel presente.
Nell’iconografia indiana, ricca di miti, compare tada, la montagna, simbolo sacro per la civiltà indù e, in particolare, per il Tantra. La montagna per eccellenza, regina e ricettacolo di sacralità, è la catena himalayana, che nella mitologia vedica diventa himavat, “la dimora delle nevi”, la vetta consacrata a Shiva.
Nella versione in piedi, Tada-asana, la percezione di un corretto contatto dei piedi con la terra e la consapevolezza degli eventuali squilibri nel nostro modo di appoggiare i piedi al suolo sono aspetti fondamentali per “ritrovare l’asse centrale”: il peso del corpo deve essere distribuito su entrambi i piedi, per tutta la loro lunghezza, dalle dita ai talloni. I piedi devono essere “spalmati” a terra, senza che il peso gravi eccessivamente sulle punte o sui talloni e senza sbilanciamenti laterali: bisogna osservare con attenzione e stabilizzarsi al centro.
Nella versione seduta, Parvata-asana, il bacino assume un ruolo fondamentale; “Trasferirsi nel bacino assume il significato di abbandonare le inquietudini dell’io per affidarsi alla stabilità dell’’Essere’. E’ una sensazione che si respira come un fatto vibratorio, di espansione della coscienza. Non si è né sostenuti né abbandonati: si è radicati a terra senza affossarsi e, nel contempo, protesi verso il cielo senza irrigidirsi. Questa percezione corrisponde all’espressione della nostra doppia origine: terrestre e celeste” (Tullio Troian).
Himavat è il simbolo del “grande centro”, la connessione fra il cielo e la Terra. Non a caso, nella postura i due elementi opposti devono risultare in perfetto equilibrio attraverso il nostro centro di gravità: il bacino. Occorre perciò acquisire la consapevolezza della sua mobilità attraverso il movimento di basculazione, per ritrovare la lieve antero-versione che consente di distendere l’area lombare: tutto il tronco si erigerà e la testa sarà in asse con la colonna vertebrale, così come la vetta con il monte.
Ripartire supportati da una pratica yoga che lavori sulla centratura di corpo e mente, e che ci faccia diventare linea di congiunzione tra la dimensione materiale e mondana rappresentata dalla terra e tra quella spirituale e divina rappresentata dal cielo, potrebbe diventare la chiave per cominciare ad affrontare un nuovo anno con fermezza, slancio vitale e consapevolezza. Perché riavvicinarsi al “centro” significa ritrovare la forza per scalare una montagna dall’apparenza invalicabile.