IL NAVARATRI
In India il Navaratri, letteralmente le “nove notti”, è una tra le festività più celebrate; con date che variano ogni anno in base al calendario lunisolare, per nove notti ci si dedicata all’adorazione della Devi o Śakti, la Madre Divina.
Queste nove notti celebrano la discesa della Śakti dalla sua essenza “sottile” alla dimensione materiale: questa potentissima energia creatrice è in grado di condurre al risveglio spirituale per dar modo di vivere con prosperità, libertà interiore e profonda intimità con se stessi.
I saggi tantrici diedero forma a questa energia attraverso storie mitologiche e immagini delle Dee del pantheon indiano cercando di rappresentare nella dimensione materiale la Realtà Assoluta non manifesta e trascendente. Śakti, il potere creativo senza forma ma presente in ogni cosa, si personifica nelle divinità femminili, ciascuna con le proprie energie. Tre di queste, Durga, Lakhsmi e Saraswati sono festeggiate e venerate durante le “nove notti”.
DURGA

DURGA ASANA
In molte tradizioni dell’India meridionale, i primi tre giorni sono dedicati a Durga, espressione divina di forza, di potente energia capace di distruggere i demoni dell’egoismo. Essa è “guerriera” e nel contempo “madre protettrice cosmica” che conferisce la capacità di proteggere qualcuno anche quando si pensa di non esserne in grado. Venerare Durga potenzia la forza di volontà, emotiva e fisica, in particolare per spezzare definitivamente le relazioni che non hanno più ragione di esistere (tra le sue dieci mani anche la spada).
Durga fu creata con il contributo di tutti gli dei, perché incapaci di abbattere il demone Mahishasura, reso pressoché immortale poiché invincibile con gli dei, i demoni e gli uomini. Solo una donna avrebbe potuto ucciderlo, così gli dèi crearono un abbagliante raggio di energia dalla forma bellissima. Ogni divinità donò a Durga anche la sua arma migliore. Dopo nove giorni di battaglia contro il demone Mahishasura, durante i quali il suo esercito venne decimato, egli fu finalmente ucciso; era il decimo giorno e c’era la luna piena.
LAKSHMI

LAKSHMI ASANA
Dal quarto giorno di Navaratri si adora Lakshmi, espressione della generosità, della luce che disperde l’ignoranza, della prosperità fisica e spirituale, della fortuna, della generosità, della bellezza e del coraggio. Sposa di Vishnu e madre di Kamadeva, il dio dell’amore e del piacere sessuale, Lakshmi è la forza creatrice dell’Universo.
A causa di un comportamento arrogante del dio Indra nei confronti del saggio Durvasa, Lakshmi decide di scomparire dai tre mondi. Con lei scompare la bellezza, la fertilità e la lucentezza di ogni regno e ogni essere. Vishnu convoca Indra e decide che per riconquistare i favori di Lakshmi e far tornare la prosperità nell’Universo sarebbe stato necessario estrarre dall’Oceano di latte i suoi tesori. Gli dei, lavorando insieme per mille anni, con pazienza ed energia per creare una bellissima donna su un fiore di loto, si trattava della rinascita di Lakshmi che tornava tra gli dei assicurando loro buona fortuna e successo: successo che si può perdere per arroganza, ma che si può riconquistare con la disciplina e l’armonia.
SARASWATI

SARASWATI ASANA
Gli ultimi tre giorni della festa sono dedicati a Saraswati, la dea della parola, dell’intuizione creativa, della musica, dell’eloquenza. La Shakti di Saraswati può donare le parole che aprono il cuore e sciolgono i blocchi emotivi; la sua energia sottile affina il linguaggio e il senso della percezione, spesso celato dal chiacchiericcio della mente.
Figlia e allo stesso tempo sposa di Brahma, è uno dei pochi casi nella storia dell’Universo indu in cui il marito ha generato dal nulla la sua amata, quindi metaforicamente anche sua figlia.
Saraswati significa colei che fluisce: si narra che un tempo Shiva le abbia aperto il terzo occhio per distruggere il mondo con il fuoco. Tutte le divinità si spaventarono eccetto Saraswati, che prese la forma di un fiume e trasportò il fuoco fino in fondo al mare.
E’ associata con il flusso, nelle sue più varie espressioni: l’acqua che nutre la vita, la luna che governa il flusso delle maree e che diffonde raggi rinfrescanti di purezza e grazia, l’intelletto e l’ispirazione che fluiscono dai livelli sottili della mente, la parola eloquente, che fluisce direttamente dalla sorgente primaria di grazia, e la musica, come se le note sgorgassero dagli strumenti in grado di suonarla.
Entrare in contatto con le tre Dee, assumendo gli asana corrispondenti, recitando i loro mantra, meditando sulle loro forme, attiva i nostri poteri sacri, gli aspetti del nostro sé che collegano alle forze fondamentali dell’universo, e che possiamo richiamare per associazioni analogiche intuitive o in caso di soccorso.
Lo Yoga Ratna insegna che il simbolo (in questo caso la divinità) consolida gli effetti, apparentemente solo fisici, delle pratiche attraverso un processo mentale che fonde atteggiamenti corporei e stimoli psicologici. Il simbolo stabilisce cosi una relazione tra la coscienza e il subcosciente, favorendo consapevolezza della propria dimensione psicofisica. Laddove l’energia dell’immagine simbolica incontra l’energia presente in noi, entriamo in contatto con le dinamiche profonde della nostra interiorità.
Durga, Lakshmi e Saraswati potrebbero essere una guida nei meandri più profondi dell’anima e insegnanti in grado di infonderci forza per gestire le sfide della vita.