La gratitudine dovrebbe essere ben altra cosa rispetto a un semplice atto formale o una questione di buone maniere. Non si esaurisce nel “grazie” pronunciato in risposta a un servizio o a un gesto di cortesia, ma rappresenta un atteggiamento interiore profondo di riconoscimento del proprio legame con l’altro.

Accogliere ciò che viene offerto senza condizioni significa considerare la vita, gli incontri significativi e i doni immateriali come elementi capaci di trasformare la prospettiva individuale.

Questo sentimento è seriamente messo in crisi nella società contemporanea, dominata da logiche di competizione e razionalizzazione. L’invidia, che riduce “l’altro” a un rivale da superare, e il disincanto, che priva il mondo del suo mistero e valore simbolico, sono i principali ostacoli allo sviluppo della gratitudine.

In questo contesto, pratiche come lo yoga possono offrire un sostegno prezioso per riscoprire e coltivare il senso di gratitudine.  Attraverso le sue tecniche di respirazione, movimento e meditazione, è possibile imparare a vivere con maggiore coscienza il momento presente, sviluppando un atteggiamento di apertura e accettazione verso ciò che la vita offre. Attraverso il contatto profondo con il proprio corpo e una buona dose di consapevolezza di sé, si impara a riconoscere il dono della vita in ogni respiro e a percepire la connessione con il tutto.

USTRA ASANA
Il Cammello

SANTOSHA

Santosha, che significa appagamento o contentezza, è uno degli Niyama, le osservanze etiche personali descritte negli Yoga Sutra di Patanjali e rappresenta la capacità di trovare serenità e completezza nel momento presente, indipendentemente dalle circostanze. Questo concetto si lega profondamente alla gratitudine, poiché entrambi invitano a spostare l’attenzione da ciò che manca a ciò che già si possiede, promuovendo una visione più consapevole e positiva della realtà.

La gratitudine aiuta a riconoscere il valore di ogni esperienza, anche delle difficoltà, mentre santosha trasforma questa consapevolezza in un atteggiamento stabile di appagamento. Insieme, insegnano che la felicità non deriva dalle circostanze esterne, ma da una disposizione interiore: accogliere il presente con gratitudine rafforza santosha, e praticare santosha amplifica la capacità di essere grati. Entrambi ci guidano verso una vita più equilibrata, semplice e serena.

IL CHAKRA DEL CUORE

ANAH

ANAHATA MUDRA
Il gesto del cuore che si apre

Lavorare sul chakra del cuore, anahata, attraverso gli asana che stimolano l’area toracica aiuta ad aprirsi emotivamente e a sviluppare il senso di gratitudine. Questo plesso energetico, situato al centro del petto, è lo spazio dell’amore, della compassione e della connessione. Le posture che espandono il torace stimolano questa area energetica: si abbandonano paure e rancori, per accogliere emozioni positive come la gratitudine. Questo senso di riconoscenza cresce man mano che ci si connette al respiro, calmando la mente e portando consapevolezza al momento presente. Praticare questi asana mantenendoli nell’immobilità per almeno 20-25 respiri, con intenzione, aiuta a sentirsi grati per il corpo, la vita e tutto ciò che ci circonda.

Un altro passaggio importante: prima di cominciare la pratica yoga, esprimete un “sankalpa” (intenzione) ad esempio: “che io possa riconoscere ogni dono della vita con gratitudine.” Ripetete il sankalpa alla fine della propria sequenza.

BARADVAJA ASANA
La torsione del saggio